sabato 17 gennaio 2015

Due giorni, una notte, film da vedere!

Torno ora su di un film uscito lo scorso anno, perché mi è parsa una delle pellicole più interessanti viste al cinema e invito tutti a vederla se non ci siete ancora riusciti. Si tratta di Due giorni, una notte dei fratelli Dardenne. Si parla di lavoro in questo film, come solo i fratelli belgi sanno fare, una situazione estrema con protagonista una donna a rischio licenziamento. Situazione limite, per come accade (pare impossibile si possa fare così sul posto di lavoro), che serve però a mettere in luce un sacco di aspetti della nostra epoca. Una leggerezza di scrittura invidiabile, per trattare argomenti (società/lavoro/individui/masse) pesanti come macigni. Un modo diretto e semplice che incanta.

Sandra, dopo essersi assentata dal lavoro per un periodo causa malattia, rischia il licenziamento. I suoi padroni la vogliono lasciare a casa, chiedendo ai suoi colleghi se preferiscono rimanga al lavoro lei o un bonus di mille euro per tutti. Indovinate chi prevarrà nell'assurdo referendum interno? Ovviamente, con questi chiari di luna (il mutuo da pagare, quel lavoretto  in casa da fare, le vacanze, le rate dell'auto...) la maggioranza dei colleghi vota sì: la donna a casa, loro mille euro in più in busta paga un solo mese. Lei non accetta e chiede più tempo per spiegare le sue ragioni e perché si faccia ancora una volta la conta. I padroni concedono due giorni, una notte, un sabato e domenica durante i quali lei cercherà di convincerli a votare no al suo licenziamento. Il lunedì la consultazione definitiva ...
In questa lotta disperata contro il tempo, alla ricerca delle case, dei recapiti di chi lavora con lei, la donna ha accanto il marito, cuoco in un fast food e i giovani figli (da antologia la sequenza durante la quale l'aiutano a cercare telefono e indirizzi dei colleghi), e man mano lavoratrici e lavoratori della sua stessa ditta di pannelli solari, settore non certo in crisi. Senza enfasi, con la disperazione negli occhi, in questi due giorni, una notte, la donna cerca la solidarietà dei colleghi, anche se lei stessa è incerta, e se non avesse accanto il marito rinuncerebbe quasi subito. Capisce le ragioni degli altri (mille euro di bonus, oltre lo stipendio, oggi fanno comodo), vede gli sguardi neri delle famiglie degli altri, delle mogli o dei mariti, subisce pure un'aggressione da un giovane.
Stile scarno, ma profondamente realista, quello tipico di Jeanne -Pierre e Luc Dardenne, Due giorni, una notte, non ha nulla a che fare con le sfide anti-sistema delle pellicole de l'Altra Hollywood, con protagonisti sottoproletari (vi ricordate i film del giovane Nicholson?). Non c'è niente di eroico, niente da vincere, il sistema pare aver vinto, intrappolando tutti. In giro ci sono dei disperati, più servi della gleba di un Medio Evo tecnologizzato, che uomini liberi. Magari abbiamo Internet e tante notizie sul telefonino, ma se siamo sotto ricatto costante, è una libertà finta. Questo balza subito agli occhi e orecchie di chi guarda la pellicola.
In definitiva, l'unica ad apparire libera, è la protagonista del film, perché non ha più nulla da perdere e può gridare (anche se flebilmente) la sua verità. La Verità. Ottima l'interpretazione della Cotillard, sempre impeccabile in ruoli sempre diversi. Il successo non le ha dato alla testa, se riesce a fare film così. Un film da vedere, un film, nonostante tutto, di speranza... speranza di liberarci una volta per tutte delle catene del lavoro, cercando altri approdi. Questo si pensa dopo la visione di Due giorni, una notte. Da vedere!

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16 Commenti:

Alle 17 gennaio 2015 23:22 , Blogger Elle ha detto...

La Cotillard a me piace molto, e questo film che mi sono persa, cercherò di recuperarlo, dovessi bussare alla porta di ogni singolo colleg.. scherzo ;)
Non so cosa sia l'Altra Hollywood (e non ricordo nessun film di nessun giovane), però una certa differenza tra un film francese e un Qualsiasi Altro Film non mi è difficile da immaginare, motivo per cui mi fido più che mai del tuo parere ;)

 
Alle 17 gennaio 2015 23:29 , Blogger Alligatore ha detto...

Della Cotillard ho visto molti altri film, ma mai l'avevo apprezzata tanto come questo. Con l'Altra Hollywood, intendo quei film che negli anni '60 (intorno al '68, prima e dopo), parlavano di lavoratori, sbandati, ribelli; registi giovani come De Palma, Coppola, Scorsese e molti altri, attori come Nicholson, De Niro, Pacino ... film memorabili, ma diversi da questo, già, come certo cinema francese (o francofono).

 
Alle 18 gennaio 2015 06:49 , Blogger Roberto Paglia ha detto...

Non l'ho visto ma lo farò senz'altro, perché il tuo articolo mi ha davvero incuriosito. Grazie!

 
Alle 18 gennaio 2015 11:42 , Blogger Santa S ha detto...

È un film che vedrò più in là, oltre. Per ora le tue parole...come vedere il film :). Alla Cotillard sono legata per la Vie en rose.

 
Alle 18 gennaio 2015 11:42 , Blogger Alligatore ha detto...

Grazie a te Roberto/Elvis, vedrai che film...

 
Alle 18 gennaio 2015 11:44 , Blogger Alligatore ha detto...

@Santa S.
La Cotillard qui è al completo servizio di una storia... da vedere, prima o poi.

 
Alle 18 gennaio 2015 17:19 , Blogger Andrea ha detto...

gran film...apprezzato ancora di più visto quello che è diventato (o è sempre stato) il mondo del lavoro. ogni tanto però la cotillard ecco, mi sembrava, un po' troppo cotillard per quella parte.

 
Alle 18 gennaio 2015 17:22 , Blogger Alligatore ha detto...

Non mi pare And, credo che la Cotillard sia entrata nel personaggio, e questa sia una delle note positive del film. Sul resto concordo.

 
Alle 18 gennaio 2015 17:33 , Blogger Vera ha detto...

Mi hai molto incuriosita cercherò di vederlo. Leggendo quello che hai scritto mi è tornata in mente una canzone-poesia che in una delle sue molte variazioni fu di Brecht:

"Prima di tutto vennero a prendere gli zingari. E fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei. E stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c'era rimasto nessuno a protestare."

Come si puossono acettare i mille euro? Ci mi dice che la prossima volta non tocchi a me?

 
Alle 18 gennaio 2015 17:46 , Blogger Alligatore ha detto...

Sì Vera, come diceva mi sembra Benni all'inizio degli anni '80, gli italiani si sono passivizzati, hanno accettato il regime, non più a colpi di olio di ricino e manganellate, ma grazie alla TV. Purtroppo, non è solo una cosa italiana, ma globale. Il mercato (il vero fascismo), ha vinto, riempiendoci di cose da comprare a rate, tante cose che non ci possiamo più muovere.

 
Alle 18 gennaio 2015 19:39 , Blogger Serena S. Madhouse ha detto...

Non sono andata a vederlo, e voltanriamente... è che qualcosa non mi ha convinto ma...del tuo giudizio mi fido;)

 
Alle 18 gennaio 2015 23:59 , Blogger Alligatore ha detto...

Mi fa piacere che ti fidi. Leggendo e vedendo la storia, ho avuto perplessità sul discorso se sia possibile o meno fare così in un luogo di lavoro, ma credo che il film superi questa cosa, e metta in luce una realtà pesante come quella del lavoro oggi. Spero tu riesca a vederlo e dirmi cosa ne pensi ... se ho ragione o no.

 
Alle 19 gennaio 2015 15:32 , Blogger George ha detto...

Gran film Al, uno dei migliori del 2014. Ne hai parlato nel modo giusto, Marion Cotillard pienamente nella parte. Il lavoro e la vita da schiavi in Europa oggi.

 
Alle 19 gennaio 2015 17:54 , Blogger Alligatore ha detto...

Grazie a te George, cosa aggiungere? :)

 
Alle 19 gennaio 2015 19:11 , Blogger Nella Crosiglia ha detto...

Non lo ricordo con precisione, ma mi sembra di averlo visto..
Sono purtroppo quelle pellicole, che spesso passano sotto tono e dovrebbero invece essere valorizzate maggiormente!
Bacio Alli caro!

 
Alle 19 gennaio 2015 19:21 , Blogger Alligatore ha detto...

Sicuramente è così, da valorizzare, e conoscendo la tua sensibilità è facile tu l'abbia visto...
Grazie, bacio a te.

 

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