lunedì 27 aprile 2015

Due parole con La Casa del Vento



Ultima intervista in palude. Sì, cari amici, dopo più di sette anni l’Alligatore ha deciso di chiudere con le interviste in diretta sul blog. Vi aggiornerò in seguito su cosa farò, ora concentriamoci sul grande gruppo che chiude, cioè La Casa del Vento. Chiude presentando qui non uno, ma un quadruplice cd, live, più dvd. Una cosa grande dal punto produttivo, una cosa grande dal punto di vista contenutistico. Questo ghiotto prodotto, dato alle stampe tramite una label storica dell’underground italico, quale la Mescal, s’intitola Semi nel Vento. Un titolo che dice molto, visto le 43 canzoni contenute, raccolta delle meglio interpretazioni del gruppo toscano, tra propri pezzi e cover mitiche. Ci sono dentro trent’anni e più, di controcultura italica folk-combat-rock, i loro semi nel vento.
Le tematiche, i personaggi, le storie narrate da Casa del Vento sono molto vicine ai contenuti di questo blog: da Genova 2001 alle battaglie politiche, dalla pace all’ambiente, al lavoro sicuro, all’immigrazione. Carlo Giuliani e Gino Strada, i partigiani, Emergency, Bob Dylan e i Clash. Canzoni da titoli emblematici come Genova chiama, Pioggia nera, Pane e rose, La meglio gioventù, Ala sinistra, Novecento, Good Morning Baghdad, Non in mio nome, La canzone di Carlo, interpretazioni personali di Anarchy in the U.K. e Redemption Song, o della fondamentale Bella ciao. In più la collaborazione recente con Patti Smith, incontrata sul palco del Mandela Forum nel 2009 (per i 15 anni di Emergency), dove è stato amore a prima vista (sono seguiti concerti e registrazioni insieme). Viste le tematiche forti, per La Casa Vento, non è sempre stato facile trovare spazi, ma grazie al pubblico, sono riusciti a resistere e consolidarsi. Per questo è un onore averli qui. Pronti?

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sabato 25 aprile 2015

Fuochi sulla montagna - Casa del Vento

BUON 25 APRILE

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giovedì 23 aprile 2015

Due parole con River Of Gennargentu


Per la prima volta in palude River Of Gennargentu, artista più adatto che non si può a questo ambiente, visto la musica proposta: secco e inequivocabile blues. È quello contenuto nel suo EP d’esordio, Taloro, uscito in 100 copie esatte, tutte vergate a mano, date alle stampe per Talk About Records. Esordio con questo mitico alias, che unisce suggestioni da blues del delta al nome della sua terra. Un esordio, per un musicante già attivo da alcuni anni, l’artista barbaricino infatti, prima di dare vita a questo progetto ambizioso, era parte del duo punk-blues dei Black Lodge Juke Joint. Con Taloro una svolta ostinatamente blues.
Voce, chitarra acustica, e una cigar box autocostruita, vero simbolo del Delta blues, questo è ciò che troverete ascoltando l’EP (cliccate qui per fare questo viaggio sinuoso insieme all’Alligatore). E poi sofferenza, momenti d’incomprensione, solitudine, rabbia, contrattempi, il sale del blues: il disco è nato dopo i postumi di un incidente, fatto in parte penetrato nelle canzoni. River Of Gennargentu ha cercato le origini della musica nera, scrivendola ed eseguendola in modo diretto, senza fronzoli. Un lavoro di autocoscienza, un viaggio agli inferi (andata e ritorno), durante il quale ha ritrovato anche la sua terra. Ora è qui. Parliamone. Pronti?

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mercoledì 22 aprile 2015

5 per mille a Emergency, perché ...

Non credete sia un buon motivo?


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martedì 21 aprile 2015

Due parole con i Walden Waltz


Walden Waltz tra poco in palude per presentare il loro esordio Eleven Sons, uscito solo da qualche giorno per Santeria/Audioglobe, uscito precisamente venerdì 17 aprile, sfidando eroicamente la sfiga. Del resto, la band di Arezzo è capace di affrontare forze del destino avverse, con ironia e forza morale, come quando si trovavano in un tour negli States e furono costretti a fermarsi per la rottura del furgoncino. Vinsero un concorso indetto dalla piattaforma web SonicBids, e volarono da costa a costa per fare un’altra serie di concerti ed esibizioni in radio. Durante questi concert, trovarono stimoli nuovi e incontrarono personaggi cult.
Tornati in Italia, dopo aver maturato una serie di esperienze importanti e la vittoria del LA Music Award: Most Outstanding Debut Release, per il singolo Looking Down registrato con il produttore Ron Nevison (The Who, Rolling Stones, Led Zeppelin), si sono chiusi in studio per registrare Eleven Sons. Undici tracce molto intense, sintesi perfetta tra urbano e selvaggio, serietà e ironia, una società che crea illusioni a getto continuo e allo stesso tempo sa come sapientemente distruggerti. È un album divertente e impegnato, con molti suoni folk-acido e un bel gruppo di amici, alcuni dei quali già passati in palude. Se fosse un film sarebbe Chiamami aquila, ma è un disco, un gran disco. Parliamone. Pronti?

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domenica 19 aprile 2015

Mia madre ... e la politica?

Morettiano di lunga data, vedo tutti i suoi film appena escono.  Mi vesto come lui (in passato, quando avevo più capelli, ci assomigliavo pure, mannaggia sti capelli, in compenso, ancora pochi peli bianchi sulla mia barba, ma lasciamo stare), ho alcune sue passioni (la Sacher), ma sono molto più radicale in politica, distanza sempre più marcata con gli anni. Nonostante questo, continuo ad andare a vedere i suoi film. Habemus Papam mi era piaciuto tantissimo, per me è uno dei suoi migliori degli ultimi anni. Mia madre, uscito giovedì, e presto in concorso a Cannes, visto da me oggi, non mi ha conquistato totalmente. Mi spiace abbia "ceduto" la parte principale a Margherita Buy (non perché mi dispiaccia come attrice lei, ma perché lo vorrei vedere sempre protagonista), vedo poca politica (ma forse non è colpa sua, o forse sì, o forse c'è), è molto triste e la giornata autunnale di oggi ha aumentato questa sensazione.
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venerdì 17 aprile 2015

Due parole con Not a Good Sign


Torna il progressive-rock in palude, torna con i Not a Good Sign, interessante giovane band milanese che sa giocare con i generi, ha le giuste citazioni e le buone vibrazioni. È da poco uscito il loro secondo disco, From a Distance, con l’etichetta regina nel settore a livello europeo, Fading Records/AltrOck Productions, come per l’esordio omonimo del 2013. Una collaborazione che conferma la giusta direzione per entrambi, riconoscimento delle capacità dei Not a Good Sign nel destreggiarsi con un genere mitico, rinnovandolo profondamente. A differenza di molta produzione prog-rock del passato e del presente, questo lavoro dei Not a Good Sign, non presenta lunghe suite virtuosistiche, ma dieci pezzi di media lunghezza (per cinquantun minuti e rotti di musica).
From a Distance offre un rock a volte melodico, a volte molto hard, senza però mai abbandonare le radici profonde del progressive. La band milanese, nata nel 2011 per volontà di Paolo 'Ske' Botta (tastiere), e Francesco Zago di Yugen insieme al produttore Marcello Marinone, in occasione del concerto/festa del 28 febbraio, ha presentato al pubblico il nuovo chitarrista, Gian Marco Trevisan, al posto di Zago, uscito dalla band dopo la realizzazione dell’album. Completano il gruppo Alessio Caladriello (voce), Alessandro Cassani (basso), Martino Malacrida (batteria). Ottimi ospiti hanno arricchito tutto il disco, del quale ho una gran voglia di parlare. Facciamolo. Pronti?

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