mercoledì 3 maggio 2017

In palude con Pier Bernardi


NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE Rock
DOVE ASCOLTARLO qui
LABEL Irma Records
PARTICOLARITA’ Geniale
CITTA’ Reggio Emilia
DATA DI USCITA 24 febbraio 2017

L’INTERVISTA
Come è nato Re – Birth?
Re-Birth è nato per un bisogno personale di espressione artistica. Dopo tanti anni da musicista è cresciuta in me la voglia di scrivere un disco che fosse strumentale con al centro il mio suono di basso, con composizioni scritte da me. Non solo per la curiosità di vedere come gli ascoltatori avrebbero percepito mio lavoro ma soprattutto per una mia esigenza intima e profonda, un bisogno di espressione. Il disco contiene, infatti, 10 tracce tutte legate a momenti molto particolari della mia vita e dedicate ad altrettanti posti e persone speciali che mi hanno accompagnato fino a qui.
Perché questo titolo? … che significa?
Significato letterale: “rinascita”.
La rinascita scaturisce da un mio bisogno di ripartire verso qualcosa di nuovo, tutto quello che volevo dire l’ho scritto nell’album ed ora è tempo di cose nuove e progetti nuovi.
Come ti dicevo prima ho tradotto il mio vissuto in musica, usando il linguaggio musicale  senza pensare di collocarmi in un genere, anzi, con una libertà che ha avuto come risultato la differenziazione dei brani.
La mia rinascita non viene da un passato negativo, anzi, se ho potuto fare questo disco è proprio perché il passato musicale che mi appartiene è stato pieno di soddisfazioni e ovviamente di sacrifici e duro lavoro.
Una rinascita da intendersi come buon auspicio per il continuo della mia carriera che ovviamente spero vada sempre meglio anche se certamente non mi lamento sapendo quanto è dura fare musica ad alti livelli in Italia.
Come è stata la genesi del cd, dall’idea iniziale alla sua realizzazione finale?
In fase di preproduzione siamo partiti io e il mio produttore Giovanni Amighetti (che suona anche i Synth in tutto il disco), io scrivevo le composizioni e poi insieme le analizzavamo. Avevo scritto più di 40 composizioni, ma solo 10 le abbiamo ritenute all’altezza di far parte del disco, è stato un periodo molto prolifico a livello creativo!
Poi ci siamo confrontati con gli altri musicisti Ace (Skunk Anansie) e Michael Urbano (Ligabue) direttamente in studio. Volevo che le mie composizioni fossero per loro solo canovaccio da cui partire per garantire anche agli altri musicisti la libertà espressiva, e così è stato.
Molte delle canzoni hanno preso una forma diversa dal momento in cui tutti e 4 le abbiamo suonate insieme, un esempio su tutti Little square of Miracles che è nata stravolgendo la sequenza di accordi che avevo precedentemente composto io.
Qui l’apporto di Ace, Giovanni e Michael è stato importantissimo. Anche in I’m Ready now è partita da un'idea di Ace e da un riff che gli girava continuamente in testa.
Il caso più esemplare è stato però Grace: sarebbe dovuto essere un brano di solo basso, poi pochi giorni dopo la registrazione di Re-Birth, sono stato chiamato a suonare per un disco commissionato al mio produttore dalla NASA .
Finito di registrare il disco, visto l'ottimo feeling che si era creato tra noi musicisti, il mio produttore ebbe l’idea di far suonare Grace a questa band formata da David Rhodes (Peter Gabriel), Paolo Vinaccia (Richard Bona) e Roger Ludvigsen (Mari Boine). Ci mettemmo tutti prima in ascolto della traccia e poi la risuonammo una volta sola e il risultato è la traccia numero 6 del disco.
Qualche episodio che è rimasto nella memoria durante la lavorazione di Re – Birth?
Il disco è partito nella sua fase di scrittura da una forte dimensione personale e già lì i ricordi e i momenti speciali erano tantissimi.
Un esempio su tutti, il momento in cui ho scritto While you are sleeping. Ero in Calabria in vacanza e in una notte di agosto in cui non avevo sonno mi misi col basso sul terrazzo della casa della mia morosa che mi ospitava in quelle vacanze. Dal terrazzo scorgevo attraverso la finestra il suo viso sul cuscino, lei dormiva, io col basso in mano mi misi a suonare e dopo poco nacque il tema del brano, me lo scrissi su un foglio pentagrammato e il giorno dopo lo terminai, ecco perché la canzone porta quel titolo.
In fase di produzione è stata una festa tutti i giorni, quando eravamo in studio l’energia era calda e positiva e le canzoni uscivano una dopo l’altra, la sera durante la cena riascoltavamo e nascevano nuovi spunti, tutto in un clima di grande semplicità  e serenità.
Ricordo con affetto molti episodi accaduti durante le registrazioni, ma più di tutto è l’amore e la passione da parte di tutti i musicisti e della produzione ad avermi colpito.
Se questo cd fosse un concept-album su cosa sarebbe? Anche senza volerlo, a posteriori.
Sicuramente sulla crescita e sull’amore. Potrebbe essere (almeno come intenzioni concettuali) il racconto di un ragazzo innamorato della musica e del suo strumento che molto onestamente affronta la vita con tutte le insidie e le gioie che essa ci porta ad affrontare, ecco perché nell’ultimo brano My eyes are yours racconto della scomparsa dei miei genitori e di tutto ciò che questo ha significato per la mia vita.
Ma è l’amore la matrice significativa comune, tutto ciò che c’è in Re-Birth è qualcosa che ho affrontato, a volte prima odiandolo ma poi finendo con l’amarlo ed ecco perché mi è servito tirare una riga che chiudesse questa parte della mia vita. Ho fatto il mio dovere di raccontare (a mio modo) la mia vita fino ad ora per essere libero di poter ripartire avendo reso omaggio a tutto ciò che la vita di bello e brutto mi ha regalato.
C’è qualche pezzo che preferisci? Qualche pezzo del quale vai più fiero di Re - Birth?… che ti piace di più fare live?
Grace a livello affettivo anche per come è nata e per la magia che sta dietro a questa canzone. While you are sleeping perché la trovo una composizione ispirata e forte e perché incarna benissimo le mie “sperimentazioni” sul 4 corde e anche per il significato che porta in sé. World Syncope perché l'ho scritta per la mia migliore amica che ci ha lasciati quando entrambi avevamo 24 anni ma che tutt’ora mi porto dentro come un angelo custode e poi perché Ace, Giovanni e Michael, avendo capito l’importanza della canzone, l’hanno suonata incredibilmente bene insieme  a me.
Live mi piace suonare I’m ready now e Blonde Noise perché sono brani incisivi sia come sound e suoni sia per i loro temi principali, ma anche le più lente come Dresses upon us.
Il disco lo suono tutto molto volentieri se non si è capito! Qualche preferenza ci può essere solo a livello mio personale e a seconda di dove lo suono ma per me sono tutte canzoni importanti!
Come è stato a livello produttivo fare il cd? Da chi gli apporti più importanti?
L’organizzazione della produzione è stata molto ordinata, fatta con calma quindi precisa e serena.
I tempi che avevamo calcolato io e la produzione sono stati sempre rispettati e in particolare il sound generale che si voleva dare al disco cioè quello di escludere qualsiasi tipo di edit in fase di post produzione.
Niente è stato modificato né nel suono né nell’esecuzione rispetto a come è stato realmente suonato in studio. Questo ha 2 vantaggi: uno che il suono che esce è sincero e diverso da molti dischi proprio perché ogni musicista aveva il suo suono e così è rimasto. Due, perché in fase live non c’è bisogno di nient’altro se non di noi per suonarlo esattamente come nel cd sia come esecuzione che come suoni. Per tutto ciò il merito va a Giovanni Amighetti che come capo della produzione artistica ha fatto scelte vincenti proprio come questa.
Caratterisitico lo scatto che ti ritrae in copertina … come è nato e chi è l’autore di quello e di tutto l’elegante progetto grafico?
L’autore delle fotografie sia di copertina che del booklet è Matteo Mora un bravissimo fotografo di Parma che mi segue da anni, siamo ovviamente molto amici ma ho sempre stimato il suo lavoro e lui il mio, quindi è stato facile perché veniamo da anni di collaborazioni su tanti progetti diversi tra loro.
La composizione grafica è stata curata da Alessandro Fontana, il risultato è merito della sua grande competenza e precisione.
Come presenti dal vivo questo album?
Lo presenterò da novembre/dicembre, la produzione sta lavorando adesso proprio sul tour. Un'anticipazione te la posso dare, il live sarà portato in giro in Italia ma soprattutto in gran parte dell’Europa insieme ad altri grandi musicisti, sarà un bellissimo show …
Altro da dichiarare?
Approfitto di questo spazio per dare un consiglio a tutti i ragazzi che suonano: non abbiate mai timore di esprimere voo stessi, di fare un disco anche se non ricalca gli schemi del mainstream. Scegliete la qualità perché verrete ripagati sempre, magari non immediatamente, ma alla lunga conta solo quella. Scegliete la qualità perché nel tempo rimarrà a dispetto delle mode che in fretta e inesorabilmente passano e vengono dimenticate.
Un musicista dev’essere coraggioso!

Grazie!

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13 Commenti:

Alle 3 maggio 2017 00:10 , Blogger Alligatore ha detto...

Un disco di soli strumentali, dieci, con il basso di Pier Bernardi protagonista, ma non solo lui ...

 
Alle 3 maggio 2017 00:11 , Blogger Alligatore ha detto...

Sembra una bottega artigianale, con accanto al bravo Pier le chitarre di Ace degli Skunk Anaise, la batteria di Michael Urbano, l'elettornica fusa insieme di Giovanni Amighetti, anche produttore.

 
Alle 3 maggio 2017 00:12 , Blogger Alligatore ha detto...

Un disco con molto ritmo, un rock vario e stratificato lungo dieci pezzi ...

 
Alle 3 maggio 2017 00:15 , Blogger Alligatore ha detto...

I miei preferiti? Eccoli!

 
Alle 3 maggio 2017 00:17 , Blogger Alligatore ha detto...

Il ritmo di “A Bus, Your Hand” messo all'inizio è irresistibile, ricorda molti pezzi del rock più classico, e allo stesso tempo lo senti unico.

 
Alle 3 maggio 2017 00:18 , Blogger Alligatore ha detto...

“Star and Stones” psichedelia ironica, con un buon uso dell'elettronica a creare un ritmo ipnotico

 
Alle 3 maggio 2017 00:19 , Blogger Alligatore ha detto...

“While You Are Sleeping" pezzo più riflessivo, intimo e personale, con il solo basso a creare emozioni (si legga nell'intervista come è nato, prego).

 
Alle 3 maggio 2017 00:21 , Blogger Alligatore ha detto...

Da citare poi “Blonde Noise” dal gran rullare di tamburi e un sacco di diavolerie elettroniche, “Little Square of Miracles”, rock vero, che ti smuove le viscere, con i soli basso, batteria e chitarra, e “My Eyes Are Yours” basso e poi moog lp, arp omni, roland jx-3p a chiudere in bellezza.

 
Alle 3 maggio 2017 00:22 , Blogger Alligatore ha detto...

E voi? ... dite le vostre.

 
Alle 3 maggio 2017 11:18 , Blogger Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

Un disco particolare, rock ma per il fatto di essere se ho inteso bene solo strumentale si avvicina al jazz ed alla fusion almeno come concetto, poi i suoni e le melodie saranno rock (devo ancora sentirlo). Ti rinnovo i i miei complimenti Alligatore :-)))

 
Alle 3 maggio 2017 15:15 , Blogger Elle ha detto...

Ascolto da qualche ora il disco su spotify, e non sapevo proprio quale canzoni scegliere come preferita, visto che lo faccio sempre. E ora che ho letto l'intervista e la storia e l'entusiasmo che ci sono dietro ogni canzone, capisco perché a me suonano tutte belle!! Anzi, mi piacciono ancora di più, se possibile :)

 
Alle 3 maggio 2017 15:20 , Blogger Elle ha detto...

Malinconico al punto giusto.

 
Alle 4 maggio 2017 00:11 , Blogger Alligatore ha detto...

@Daniele
Grazie a te per l'ascolto, e direi consierazione originale: non avendolo ascoltato potrei dire sì, concettualmente sì ...
@Elle
Sì, malinconico al punto giusto, quindi non troppo ;)

 

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