martedì 28 febbraio 2017

La libertà non è un bavaglio

qui il perché dell'iniziativa
Preleva il banner dell'iniziativa realizzato da Ofelia Deville del blog Pride
BLOG CHE HANNO ADERITO


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lunedì 27 febbraio 2017

In palude con In Between


NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE Elettronica ambient, Folktronica, Art Rock
DOVE ASCOLTARLO (in parte o tutto)
In camera da letto steso nel pavimento guardando il soffitto o in automobile durante un viaggio … a partire da qui.
LABELPMS studio
PARTICOLARITA’
Un album sia da ascolto attento che come sottofondo, elettronica ambient fatta da un chitarrista
SITO e FB
CITTA’ Ravenna
DATA DI USCITA 03/12/2016
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domenica 26 febbraio 2017

Rece d'Alligatore: Michele Cristoforetti


Michele Cristoforetti, Muoviti
Stivo Records
Nuovo disco di Michele Cristoforetti, cantautore trentino tra pop, rock e soprattutto musica leggera. Sì, è questo il timbro che si sente maggiormente in Muoviti, tra rime baciate, ritmo, voce ben impostata, chitarre e piano, melodie che restano subito. Niente di nuovo sotto  il cielo, intendiamoci, ma se vi piace il primo Vasco Rossi, potrebbe piacervi anche questo ragazzo di Trento.
In questo senso il pezzo più rappresentativo è Sigaro cubano, rock con chitarre gaudenti, fiati e ritmo, spensieratezza senza troppe para (non a caso l’ha arrangiato con Maurizio Solieri), ma anche la cover di un pezzo di Pierangelo Bertoli, Gente metropolitana, con chitarre a mille, rende l’idea. La title-track è il pezzo più “sociale”, quel Muoviti sembra un invito all’Italia o ai disperati, tra retorica, un ritornello che resta e un coro in coda. Questa si sposa bene alla personalissima cover di La storia siamo noi di De Gregori (quanti giovani pop a coverizzarlo … vorrà dire qualcosa?).   
In ogni pezzo colpisce la sua voce, roca, maschia (alla Leali?), che potrebbe fare la sua fortuna assieme allo sguardo da duro dal cuore tenero. Il tempo ci dirà  

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venerdì 24 febbraio 2017

Costantini: ritratti tra poesia e lotta ...

Solo alcuni ritratti del bellissimo libro di Gianluca Costantini, Le cicatrici tra i miei denti - Antologia e ritratti di poesia in lotta edito da NdA Press. Ne ho parlato con l'autore stesso in un'intervista che potete leggere direttamente dal sito di SMEMORANDA (cliccaci sopra, avanti ...).

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mercoledì 22 febbraio 2017

In palude con Tartage


NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE: Elettronico - indie
DOVE ASCOLTARLO (in parte o tutto)
Ovunque e tutto a partire da qui
LABEL: Qanat Records
CITTA’: Torino/Palermo
DATA DI USCITA: 17 Febbraio 2017

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lunedì 20 febbraio 2017

Locandine cult: Un pesce di nome Wanda

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domenica 19 febbraio 2017

In palude con Maurizio Marsico


NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE Italo Disco – New Wave – Art Rock – Synth Pop
DOVE ASCOLTARLO dal vivo
LABEL Spittle Records
PARTICOLARITA’ Anni ‘80
CITTA’: Milano
DATA DI USCITA 31/01/17

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venerdì 17 febbraio 2017

Vi presento GoodyGoody

Vi presento GoodyGoody, anzi, GooodyGoody Afternoon,
sarebbe il suo nome completo, ma in passato, qui in
palude lo chiamavano Peppele (e qualcuno LeoPoldo).
Ma il nome che ho deciso io è rimasto, anzi, un giorno
è stato lui a dirmelo: miao, io mi chiamo GoodyGoody
miao, Afternoon, e vengo da lontano.
Come tutti i gatti arrivati qui, prima e dopo di lui, è
venuto direttamente in palude da solo. Non è stato
comprato o regalato, non sarebbe possibile farlo,
lui appartiene a se stesso e basta; non puoi certo
comprare un bel panorama, una giornata di sole
o una con delle nuvole poetiche, rosse rosate.
GoodyGoody è così, sempre sorridente, sembra
finto tanto è bello mentre dorme/sogna, e su di
lui girano storie vere che sembrano inventata, come
quando passò mesi sul tetto della casa mentre era
in ristrutturazione e non c'era verso di farlo venir
giù, solo l'idraulico riuscì a farlo volare.
Niente violenza su GoodyGoody, voglio dirlo subito,
solo un po' di irruenza proletaria, dopo che aveva
fallito il veterinario, avevo fallito io, ogni sera sopra
la traballante scala da muratori dimentico delle mie
vertigini, a cercare di convincerlo, avevamo fallito
tutti, a parte l'idraulico, e Goody volò giù.
Proprio vero, i gatti hanno sette vite, anzi, falso, ne
hanno molte, molte di più; quante volte pensavo di
averlo perso? Non si contano più, lungo la sua lunga
vita, che non è ancora finita, voglio rassicurarvi: questi
sono versacci per fare gli auguri a GoodyGoody nella
festa dei gatti. Auguri gatto rosso rosato!

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giovedì 16 febbraio 2017

In palude con Alessandra Rugger

NOTE SINTETICHE ALLASCOLTO DEL DISCO
GENERE : pop cantautorale
DOVE ASCOLTARLO: Spotify, ITunes, Librerie coop
LABEL: Irma Records
PARTICOLARITA:  
I 5 brani pubblicati sono un estratto del disco "intanto dentro un circo"
CITTA: Roma
DATA DI USCITA 15/01/2017

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martedì 14 febbraio 2017

Post La La Land

Nel cinema americano
tutto è bello.
Nel cinema americano
le immondizie sono belle,
poetiche.
Nel cinema americano, le
lacrime sono belle,  la
disperazione è bella.
Nel cinema americano gli
amori impossibili sono
belli, fanno sognare.
Nel cinema americano
l'insonnia è bella, i pugni
sono belli, il jazz.
Nel cinema americano
le carceri sono belle,  i
manicomi, gli ospedali,
i collegi duri ...
Nel cinema americano
le donne violentate
sono belle, le guerre
sono belle.
Vinte o perse, sono
sempre belle, nel
cinema americano.
Per non parlare dei
marziani, con una testa
malformata, che ti vogliono
succhiare il cervello, belli.
La violenza, le auto con dei
pazzi che ti inseguono nella
notte, sono belli.
Le insicurezze sul lavoro,
un lavoro di merda, un
locale da aprire, bello.
Suonare a un party in
piscina, canzoni orribili
è bello, sempre e comunque
nel cinema americano.
Tutto è bello, per questo
ci piace.

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lunedì 13 febbraio 2017

In palude con i Julie’s Haircut


NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE Neo-psychedelia / Alternative Rock
LABEL Rocket Recordings
PARTICOLARITA’
CITTA’: la band è stata fondata a Sassuolo, ma ora include anche membri dalla provincia di Reggio Emilia e Bologna.
DATA DI USCITA 17.02.17

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sabato 11 febbraio 2017

Odio gli indifferenti ... Gramsci 100 anni dopo

Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che "vivere vuol dire essere partigiani". Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. 

L'indifferenza è il peso morto della storia. E' la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica. 

L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all'intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all'iniziativa dei pochi che operano, quanto all'indifferenza, all'assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell'ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un'epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell'ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch'io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano. 

I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere. 

Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l'attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento. 

Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

La città futura, numero unico pubblicato nel febbraio del 1917 a cura della Federazione giovanile piemontese del Partito Socialista. 

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venerdì 10 febbraio 2017

In palude con Anna Luppi


NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE  Pop
DOVE ASCOLTARLO qui e qui
LABEL Irma Records/Mei/Radio Coop
CITTA’:  Mantova
DATA DI USCITA 16.01.2017

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giovedì 9 febbraio 2017

Rece d'Alligatore: My Escort


My Escort, Canzoni in ritardo
Autoproduzione
Esordio maturo quello dei My Escort, band veneta, con un nome ambiguo e riferimenti/ambizioni che vanno dai Coldplay a Ligabue, dai Negramaro a certo pop-rock  tormentato, ma che non fa male. La genesi del loro primo disco ufficiale è lunga e fatta di rotture, ripensamenti, amori non corrisposti nelle canzoni come nella vitaccia vera.
Canzoni in ritardo, scritte tra il 1998 e il 2013, finalmente cantate: Riflessi, è un pop-rock che mi ricorda tanto i vecchi Timoria, Un semplice addio, è un pezzo molto carico, tra i Coldplay e Ligabue, e ci narra di un amore finito (tema ruotante in tutto l’album), Qualcosa che non c’è, grazie ad un piano classicheggiante e a dei fiati molto presenti, racconta bene un amore di tanti anni fa (era il 1998 quando la si scrisse). Foglie e nebbia, teso sia nel testo sia nella musica, è un brano per chi sente tutto contro e ne cerca il lato poetico, Sabato, tenta inutilmente di sfuggire al luogo comune, e con il giusto pathos descrive l’indescrivibile, mentre Le cose non cambiano mai, chiude il tutto, lasciandoci l’amaro in bocca.
My Escort riprovano a ripartire come hanno fatto molte volte: quel treno che corre nella campagna veneta tra fogli svolazzanti sopra un campo di mais da poco tagliato, dove li porterà? Ai posteri l’ardua sentenza?

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mercoledì 8 febbraio 2017

Locandine cult: Underground

Con dolore, con tristezza e con gioia ricorderemo la nostra terra. Quando racconteremo ai nostri figli storie che cominciano come le fiabe: c'era una volta un paese ...
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lunedì 6 febbraio 2017

In palude con i Gang


NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE Rock/Cantautorato
DOVE ASCOLTARLO su SOUNDCLOUD
LABEL Crowdfunding/Rumble Beat (prod. artistica)
PARTICOLARITA’ Cover anni ‘70
CITTA’: Filottrano (Ancona)
DATA DI USCITA Gennaio 2017

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venerdì 3 febbraio 2017

365 giorni senza Giulio ...

Gianluca Costantini lo ricorda così, e io con lui ...

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giovedì 2 febbraio 2017

In palude con unePassante


NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE electro/pop
DOVE ASCOLTARLO (in parte o tutto) [dipende quando esce l'intervista]: in questi giorni è su Rockerilla. Il primo singolo è invece già nella compilation di Rockit di gennaio
LABEL Chic Paguro
PARTICOLARITA’ Otto brani fatti interamente di elettronica e voce, in cui il pop flirta con esperienze formali e sonore di confine.
 FB 
CITTA’: Firenze
DATA DI USCITA 27 gennaio 2017

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mercoledì 1 febbraio 2017

Locandine cult: I soliti ignoti

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